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LA PIAZZA PRINCIPALE DEL PAESE<br />
Giove di Valtopina 14/06/2010 Giove fu colpito dal terremoto che ha coinvolto le regioni di Marche e Umbria nel settembre 1997. Dopo 13 anni ancora 5 o 6 famiglie, per lo più composte da persone anziane, alcune completamente sole, vivono in container messi a disposizione dalla Protezione Civile. Il caso Giove nasce dalla scelta da parte del consorzio per la ricostruzione, di una società appaltatrice che già nel 1998 stava fallendo, la SEM di Perigia. Questa società, come affermano gli abitanti, ha lavorato malissimo nel cantiere, demolendo abitazioni senza ordinanza di demolizione, ed eseguendo finti consolidamenti, senza rispettare le norme vigenti in materia.<br />
Inoltre la SEM, oltre ad aver percepito prima di fallire una somma pari al 40% dei fondi per la ricostruzione, percepisce circa 300.000 euro per lo smaltimento delle macerie, contenenti, oltre a materiali da costruzione, amianto ed eternit, sostanze pericolose per la salute, che avrebbe dovuto smaltire in una discarica autorizzata. Queste macerie  in realtà vengono "buttate" in un campo adiacente il paese, dove ancora si possono vedere seppur ricoperte ormai da erbacce che quasi le nascondono alla vista. <br />
Mentre la SEM dichiara fallimento, gli abitanti del paese fanno partire degli esposti alla Guardia di Finanza di Foligno, all’Ispettorato del Lavoro e alla A.S.L.<br />
Il lodo arbitrale dà ragione agli sfollati che avevano inoltrato denuncia ravvisando gravi inadempienze da parte della ditta e attestando la ''pedestre qualità dei lavori'. Tutto però viene rimesso al giudice fallimentare, e c'è ancora un giudizio in atto.<br />
Viene indetta una gara d’appalto alla quale partecipano due ditte, la Bordicchia di Nocera Umbra e la Novatecno di Perugia. La prima fa un offerta più alta del 20% rispetto al contributo iniziale, sia perché nel frattempo il costo dei materiali è lievitato, sia perché i “danni” lasciati dalla SEM avrebbero richiesto una quantità di lavoro enorm


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